Copia privata ed Equo Compenso nuovo aumento

Clamoroso: la tanto discussa tassa dell'equo compenso sui device digitali, che memorizzano informazioni, torna alla ribalta: possibile un aumento


A volte (spesso) la politica italiana non riesce davvero ad interfacciarsi con i cittadini prevedendo invece una chiusura totale alle istanze e cedendo alla lobby che preme più forte. Mai come questa volta la trasparenza è necessaria perchè ci sarebbe l'intenzione quella di cedere nuovamente alle richieste della SIAE ed aumentare la tassa sull'equo compenso dei prodotti digitali.

Cosa è l'equo compenso e perchè riguarda noi tutti

I consumatori italiani, assieme ad altri 23 paesi europei, ma in Italia la tassa è molto più elevata, pagano una tassa occulta acquistando telefonini, computer e soprattutto Cd/DvD vergini, hard-disk, pendrive Usb ecc… perchè si presume che saranno anche usati per memorizzare musica e filmati dove si devono pagare ulteriori diritti d'autore. Non conta nulla se l'opera in vostro possesso sia stata legittimamente acquistata, o peggio, che la vostra chiavetta USB contenga esclusivamente il video del vostro nipotino che gioca: il consumatore deve comunque un tot alla SIAE.

La tassa c'è già, come dicevamo, da poco tempo, e noi tutti la paghiamo. La cosa grave è che la Legge specifica che il Ministero dei Beni Culturali abbia il compito di determinare ed eventualmente aggiornare questa tassa in caso di ulteriori sviluppi delle tecnologie e comunque per rimanere al passo coi tempi.
Un fiume di denaro, circa 200 milioni di euro, ogni anno si riversa gran parte nelle tasche della SIAE, così che anche il vostro nipotino è diventato un soggetto che lavora per questo ente.
Lo scorso anno la stessa SIAE aveva proposto al Ministero una bozza di Decreto legislativo con nuovi importi, aumentati. Il ministro Massimo Bray aveva praticamente rigettato la richiesta arrivando poi ad un accordo.
La mediazione del Ministro era stata infatti quella di isitituire una seria ricerca di mercato per eventualmente rilevare se fosse giustificato l'aumento della tassa dell'equo compenso.

Il Ministro è cambiato, non è più Massimo Bray

Cambio di Governo e nuovo ministro: Dario Franceschini. Da poco si è appreso che Franceschini avrebbe interrotto il virtuoso processo del precedente ministro e deliberato di non pubblicare i risultati della ricerca di mercato (alla faccia della trasparenza, come dicevamo). Una buona idea iniziale, un percorso giusto per capire se gli aumenti potessero essere giustificati (per una tassa considerata già odiosa dagli utenti digitali) e ora subito un dietro-front clamoroso senza che i risultati della ricerca possano essere conosciuti dagli utenti stessi, che pagano profumatamente.

Dati clamorosi sulla pressione di questa tassa in Italia

C'è molto di più: nei 23 dei 28 paesi europei in cui si paga questa tassa, l'ammontare totale arriva a circa 600 milioni euro. Solo in Italia il totale è di 200 milioni di euro. In pratica gli italiani pagano un terzo del totale globale di 23 paesi, davvero clamoroso, un vero scandalo.

Responsabilità politica significa anche estrema trasparenza, aumentare ulteriormente questa tassa (già altissima) solo per pressioni da parte della SIAE senza neanche sapere se è giustificata, anzi, nascondendo i dati, è uno dei tanti mali italiani che dovrebbero essere estirpati con una gestione sana e trasparente della democrazia.
Speriamo che molti vengano a conoscenza di questa vicenda e monti una forte pressione popolare perchè davvero, così proprio non ci siamo. Noi la nostra parte l'abbiamo fatta pubblicando la notizia.

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