Google contro Facebook

Ora è ufficiale: la guerra è aperta e dichiarata. Google ha dichiarato guerra a Facebook per il predominio nel web


Le vere guerre, quelle più sanguinose e feroci, non si dichiarano in anticipo al mondo, si preparano in silenzio. Negli ultimi mesi, nel quartiere generale di Google a Mountain View, il silenzio su questa guerra si è fatto assoluto. Nessun riferimento a Facebook, nessuna dichiarazione avventata da parte della dirigenza, ma l'accelerazione verso uno scontro diventato ormai inevitabile. Una guerra per contendersi il predominio della ricca torta del Web, ed è tutto fin troppo evidente per chi è capace di coglierne i segnali.

Il 4 Aprile 2011, Larry Page, uno dei due fondatori storici di Google, è tornato ad essere amministratore delegato del favoloso motore di ricerca, Eric Schmidt, precedente amministratore, è stato esautorato. E' solo uno dei passi che dimostrano l'asprezza di questa guerra: quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare.

Uno dei simboli di Google, che in pochi conoscono, è il gigantesco scheletro di un dinosauro T-Rex, a grandezza naturale, posto nell'edificio 43 di Mountain View. Ci passano davanti gran parte degli impiegati e dei dirigenti di Google, è un gigantesco monito per tutti: i dinosauri, seppure enorme e potenti, si sono estinti. Chi è sopravvissuto e si è evoluto è stato l'uomo: un essere onnivoro, intelligente, capace di adattarsi anche alle condizioni più estreme. Anche i più forti e più grandi si estinguono, sopravvive chi è intelligente, ed è capace di diversificare le possibilità di risorse.
Per troppo tempo Google si è unicamente concentrato sulla forza del proprio motore di ricerca: nel frattempo Facebook è cresciuto in maniera esponenziale ed ora ha un bacino di utenti di 600 milioni di iscritti. E il miliardo non appare più un risultato impossibile.

L'enorme massa di utenti di Facebook è un grande pericolo per Google, per diversi motivi. Questa gigantesca rete di persone è quasi impermeabile ai sistemi di Google che scandagliano continuamente siti e pagine web. Facebook è diventata una enorme piazza virtuale dove si danno giudizi, si creano stili e mode, importanti gerarchie collettive, un impressionante volume di traffico da cui Google è escluso e non può inserire pubblicità, non può raccogliere traffico.

Mark Zuckerberg, il creatore di Facebook, sta togliendo ossigeno a Google, per ora non tanto da uccidere l'avversario, ma sta procurando un bel po' di danni impedendogli di fare business su una enorme fascia di utenti. Il problema per Google è che Facebook continua ad essere in crescita, comincia ad incassare utili grazie alla sua pubblicità “interna”, avrebbe una quotazione astronomica se entrasse in Borsa con la capacità quindi di incamerare altro denaro per espandersi anche nei settori dove Google, per ora, ha il predominio.

Google, per ora, guadagna grazie alla pubblicità online, con 29 miliardi di dollari di ricavi di cui 8,5 miliardi che si trasformano in profitti, ma Facebook gli sta togliendo ricchi territori di espansione con la sua “rete chiusa” di 600 milioni di utenti.

Google cerca di seguire i dettami del social network inaugurando il sistema +1. Un nuovo sistema che consente agli utenti registrati di segnalare le pagine web ritenute maggiormente utili o gradevoli cliccando sul bottone +1. In pratica un vero e proprio “Mi Piace” che così tanto successo ha ottenuto in Facebook, un ennesimo passo avanti del motore di ricerca nel settore (sempre più importante) dei social network. Per ora funziona solo su Google.com e non sulla versione italiana.

Facebook oggigiorno può contare su accessi continui nell'ordine di 41 milioni di accessi unici. Un numero impressionante che tende a salire e Google incomincia ad avere paura e la paura spesso conduce alla guerra.
Ne vedremo delle belle nei prossimi mesi: alleanze segrete e colpi bassi saranno all'ordine del giorno per il predominio della pubblicità online.
La pubblicità sul web, unica, vera ricchezza, che sembra non potrà mai aver fine nel mondo moderno. A differenza, ad esempio, del petrolio che andrà ad esaurirsi prima o poi.


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