Una Cheerleader minaccia Internet

I mega siti del Web da Facebook a Google, da Twitter ad Amazon corrono il rischio di subire un clamoroso tracollo per una sentenza giudiziaria che potrebbe essere confermata in appello…

Internet in pericolo

Qui non si parla di virus, hacker o sistemi informatici per aprire i colossi del web come scatolette tramite accessi abusivi, ma allo stesso tempo potrebbe accadere una rivoluzione, ed Internet sarebbe fortemente ridimensionato se una vicenda giudiziaria statunitense molto particolare venisse confermata in appello.
Un po' come la famosa sentenza Bosman nel calcio, questa sentenza, attesa con ansia, sarebbe ancor ben più grave e catastrofica paralizzando quasi interamente Internet.

Il caso Sarah Jones

La vicenda è iniziata nel dicembre 2012 quando un sito, TheDirty, abbastanza famoso negli Stati Uniti per essere un portale di gossip e scandali, ha riportato che l'ex cheerleader Sarah Jones sarebbe andata a letto con quasi tutti i giocatori del Cincinnati Bengals, una squadra di footbal dove Sarah Jones era una cheerleader. E non solo, questa intensa attività sessuale avrebbe provocato diverse malattie sessuali alla ragazza.
In realtà queste dichiarazioni, certamente pesanti, erano state fatte tramite un commento di un utente del sito e non direttamente dal portale stesso. I commenti dei lettori online sono specificatamente protetti da una Legge ben precisa negli Stati Uniti (Decency Act), che non coinvolge il sito nei giudizi degli utenti, ma la diffamazione è imputabile, eventualmente, solo a chi scrive il giudizio.

Nel Luglio del 2013, invece, il giudice Bertelsman ha giudicato sostanzialmente falsa la storia, rifiutando le giustificazioni legali del sito e punendo direttamente il portale TheDirty con una somma di 338 mila dollari da devolvere alla ex cheerleader.

In caso di conferma in appello quasi tutta Internet è fuorilegge

Una sentenza del genere, forse decretata anche da un giudice non molto ferrato su come funzioni Internet, è devastante. In caso di definitiva conferma nella seconda istanza i siti web sarebbero sempre responsabili direttamente di ogni commento di ogni utente e qualsiasi soggetto privato potrebbe ritenersi offeso per qualsiasi motivo offrendo un potere illimitato di censura.
Pensate solo a Facebook, con milioni di commenti quotidiani, Mark Zuckerberg sarebbe continuamente trascinato in tribunale per tutto ciò che gli utenti pubblicano liberamente sul social network dove un controllo istantaneo è praticamente impossibile.

Internet tornerebbe indietro di 10 anni

La libertà di pubblicare, la condivisione, sarebbero perciò impossibili per Facebook, Google, Twitter, ma anche Youtube, Instagram, Amazon e i tantissimi forum, gruppi di discussione… tutto bloccato, per sempre!
La cosa davvero grave è che negli Stati Uniti la sentenza di un giudice diventa un precedente giuridico e coinvolgerebbe ogni causa successiva. La previsione è di centinaia di migliaia di richieste in pochi mesi (da paralisi del sistema giudiziario oltre che di Internet).

Ora si attende la sentenza della Corte d'Appello, in caso di conferma l'ultimo tentativo sarà il ricorso alla Corte Suprema.
Possibile che gli Stati Uniti, con tutti i colossi del Web che includono, siano pronti ad “uccidere” Internet?

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